I Visconti a Milano
Il 21 gennaio 1277 Ottone Visconte, arcivescovo di Milano, sconfigge nella battaglia di Desio la nobile famiglia Della Torre, ponendo fine alla supremazia Torriana. Dopo anni di tensioni, suo nipote, Gian Galeazzo Visconti istituì nel 1395 il Ducato di Milano che durò sino al 1447. In questo contesto Stefano Porro rivestì, all’interno della casata Visconti, diversi importanti incarichi e nel 1369 fece costruire a Lentate sul Seveso l’Oratorio di Santo Stefano Martire. Nell’arco dello stesso periodo fu costruito a Mocchirolo l’Oratorio dedicato a Santa Maria Nascente. Gli studi che sono stati condotti sino ad oggi non hanno permesso di stabilire con certezza la committenza del piccolo oratorio di Mocchirolo. Le famiglie nobiliari, spesso legate ai Visconti di Milano, ostentavano, infatti, l’importanza del proprio casato attraverso la realizzazione di opere d’arte, anche al di fuori dei contesti urbani. Le testimonianze del Trecento, nell’area viscontea, dimostrano, infatti, caratteristiche comuni non solo dal punto di vista architettonico ma soprattutto da quello pittorico. Lo stile dei pittori lombardi che lavorarono per l’aristocrazia milanese è, infatti, aggiornato sulla scia della pittura di Giotto, chiamato a lavorare proprio a Milano da Azzone Visconti che fu il primo signore a utilizzare l’arte per elevare la città al pari delle grandi capitali culturali. L’ascesa della potente famiglia Porro, grazie alle capacità diplomatiche, politiche, militari ed economiche dei suoi membri, li portò a erigere oratori a Mocchirolo e Lentate per esaltare la propria influenza nei territori d’origine.
Gli oratori, pur essendo piccoli luoghi di preghiera in contesti agricoli, a volte anche senza diritti parrocchiali, ma spesso con un prete officiante, come nel caso di Mocchirolo, rientrano in una tradizione lombarda. Gli oratori nel contado erano aperti anche agli abitanti del borgo. Ciò permetteva ai committenti di ostentare non solo la loro devozione ma anche la loro ricchezza e immagine come testimoniano i ritratti presenti sulle pareti.
L’Oratorio nel tempo
A seguito delle disposizioni emanate nel 1577 dall’Arcivescovo Carlo Borromeo, “Instructionum fabricae et suppellectilis ecclesiasticae libri duo, 1577” (Istruzioni sull’edilizia e le suppellettili ecclesiastiche), venne demolito il tetto a capriate in legno, facilmente vulnerabile agli incendi, e sostituito da una volta in muratura. Il lavoro ha comportato il rialzo del tetto e conseguentemente lo spostamento del campanile. Nel 1740 venne aggiunta una sacrestia sul lato sud dell’abside. Manufatto che venne demolito nel 1943 a seguito di lavori di restauro dell’Oratorio da parte della famiglia Passardi proprietari dal 1941 della cascina di Mocchirolo, della chiesa e di tutti i terreni circostanti. Nel 1949 Renato e Luigi Passardi donarono gli affreschi, che presentavano un forte degrado, alla Pinacoteca di Brera che con la tecnica dello strappo li rimosse per riposizionarli, restaurati, in una sala dedicata all’Oratorio a Brera. Nel 1954 l’intera cascina e i relativi terreni vengono frazionati e venduti tranne l’Oratorio che divenne un “bene vacante” e dal 2015 proprietà dello Stato. Nel 1984 l’esplosione di un serbatoio della ditta Cofinil causò un onda d’urto che danneggiò seriamente l’Oratorio rendendo necessario il consolidamento del sottotetto con tiranti e piastre. Nel 2000 grazie al patrocinio di Don Ambrogio Visconti vengono collocati nella posizione originale copie fotografiche degli affreschi, consentendo all’Oratorio di riacquistare tutto il valore di testimonianza storica significativa sia per i residenti che per i visitatori. L’Oratorio nel 2016 è stato inserito nell’VIII censimento del FAI “I luoghi del Cuore”.
