L’autore degli affreschi
Grazie all’analisi di documenti d’archivio, in particolare di quelli della Fabbrica di Santa Maria Maggiore di Bergamo e a ricerche più recenti, si è giunti a identificare con ragionevole certezza l’artista in Pietro o Pietrino da Nova, più noto come Pecino o Pacino da Nova. Le prove decisive sono state le sue numerose commissioni in Lombardia, spesso legate a personaggi della corte dei Visconti, e soprattutto un documento che attesta il suo spostamento da Bergamo a “Moncayrolum” (presumibilmente Mocchirolo) nel 1378, proprio in concomitanza con la realizzazione degli affreschi. Nonostante molte sue opere siano andate perdute, la raffinatezza e l’aggiornamento stilistico evidenti a Mocchirolo confermano la sua maestria, che in questo Oratorio raggiunge un livello qualitativo superiore rispetto ad altre sue realizzazioni.
La committenza
Il committente degli affreschi è quasi certamente un membro della famiglia Porro, come testimoniato dagli stemmi araldici dipinti nel presbiterio, all’interno di una cornice a stella a otto punte, del tutto identica a quella degli stemmi contemporanei viscontei, a sottolineare il legame con i Signori di Milano. Molto probabilmente il committente va identificato in Giovannolo Porro, sia per alcuni elementi storici sia per la raffigurazione del donatore sulla parete destra del presbiterio: l’età dell’uomo ritratto, di circa trent’anni, coinciderebbe infatti con quella di Giovannolo nel 1378, anno stimato per la realizzazione degli affreschi.

La Crocefissione
La crocefissione rappresenta e enfatizza la sofferenza fisica e spirituale di Gesù nel momento del trapasso. A differenza di altre crocifissioni dell’epoca, in quella di Mocchirolo la sofferenza nel volto di Gesù è meno marcata, in quanto la morte di Gesù era intesa come prefigurazione della Resurrezione, come si può evincere anche dall’esempio del Crocefisso di Santa Maria Novella di Giotto. Sotto la croce, a sinistra, si trova Maria Maddalena, icona del peccato redento. Alla destra di Cristo, in piedi, c’è San Giovanni Evangelista, l’apostolo prediletto di Gesù.

La composizione, sebbene non sia perfettamente simmetrica, si presenta bilanciata; alla durezza delle rocce del monte Golgota si contrappone la sofferenza del gruppo delle Pie Donne a sinistra, dove spicca lo “Spasimo della Vergine”. Infine, in alto, sono presenti degli angeli che si disperano per la morte di Gesù, raccogliendone il prezioso sangue in calici, un richiamo ad altre composizioni di Giotto che evidenzia il mistero della sua natura umana e divina. L’intera Crocifissione, quindi, allude alla salvezza eterna invocata dal committente per sé e la sua famiglia, e per tutti i fedeli che entravano nell’Oratorio, mettendo in risalto il ruolo fondamentale della morte e resurrezione di Gesù nella dottrina cristiana.
La parete di destra

La parete destra dell’Oratorio è completamente occupata da un’unica scena, quella raffigurante la famiglia Porro in ginocchio, di profilo, davanti alla Madonna con Bambino in maestà. Tuttavia, l’eccezionalità dei ritratti dei Porro a Mocchirolo si distingue per diverse ragioni: in primis per l’ampiezza orizzontale della composizione che enfatizza l’importanza acquisita dalla famiglia dei Porro; in secondo luogo, per la presenza di un corteo di angeli che “accompagna” l’intera famiglia verso la dedicataria dell’Oratorio ossia la Madonna.

Il ritratto ha però un duplice significato: rappresenta la donazione dell’Oratorio da parte del capofamiglia alla Vergine Maria, a cui l’Oratorio è dedicato, come Santa Maria Nascente a cui è dedicato il Duomo di Milano che verrà eretto per volontà di Gian Galeazzo Visconti a partire dal 1386, e allo stesso tempo assolve anche la funzione di invocazione alla protezione divina per tutti i membri della famiglia in un periodo storico segnato da epidemie e incertezze politiche.
La parete di sinistra
Sulla parete sinistra del presbiterio, si possono osservare due scene apparentemente slegate dal ritratto della famiglia Porro sulla parete opposta. Secondo recenti studi, queste opere furono realizzate circa dieci anni dopo gli affreschi della famiglia, precisamente intorno al 1387. La qualità pittorica di queste scene è notevolmente superiore all’affresco antistante, tanto da far ipotizzare in passato mani diverse; tuttavia, recentemente, si è giunti alla conclusione che tutte le opere siano di mano di Pacino da Nova, sebbene realizzate in tempi differenti.

La prima che si incontrava entrando nel presbiterio a sinistra, è quella di Sant’Ambrogio che scaccia i malvagi. Sant’Ambrogio, venerato in Lombardia e simbolo di ortodossia contro le eresie, era un uomo forte, saggio e giusto. Sant’Ambrogio è raffigurato alla sinistra della Vergine, forse a sottolineare la sua devozione mariana. La seconda scena rappresenta la visione avuta da Santa Caterina del suo sposalizio mistico nel quale riceve l’anello nunziale dal Bambino tenuto in braccio dalla Vergine.
La volta
Sulla volta dell’oratorio, al centro, si staglia la figura del Redentore, racchiusa in una mandorla, simbolo cristiano della Resurrezione e della duplice natura, divina e umana, di Cristo. Cristo è raffigurato secondo la tradizione bizantina, con la mano destra levata in un gesto benedicente: le dita indicano la sua doppia natura, mentre le tre dita unite simboleggiano la Trinità. Nella mano sinistra tiene una Bibbia aperta, i cui testi un tempo leggibili sono ormai sbiaditi, come in altre rappresentazioni coeve o precedenti.

Il Cristo è circondato dal tetramorfo, ovvero i simboli dei quattro evangelisti, in alto a sinistra l’aquila simboleggia San Giovanni, l’angelo rappresenta San Matteo; il bue alato è il simbolo di San Luca e il leone alato rappresenta San Marco. Questi animali, citati nei testi sacri, secondo Sant’Ireneo di Lione, incarnavano le qualità più nobili della creazione: la saggezza, l’agilità, la forza e la nobiltà. San Gregorio Magno, in seguito, attribuì loro significati teologici legati alla vita di Cristo: l’angelo per l’Incarnazione, il bue per la Passione, il leone per la Resurrezione e l’aquila per l’Ascensione. La possibilità di ammirare questa volta è un vero miracolo, dato che la figura di Cristo ha subito gravi danni a causa delle infiltrazioni dal soffitto. Tuttavia, grazie ai restauri di Pinin Brambilla Barcilon, è stato possibile recuperarne la bellezza complessiva e i colori originali, che erano stati celati anche da interventi precedenti.

